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Proteggere le vie respiratorie: i DPI individuali

DPI vie respiratorie

Proteggere le vie respiratorie: i DPI individuali

Nella lingua italiana, con l’acronimo DPI si intendono i dispositivi di protezione individuale, ossia tutti quei prodotti che hanno la funzione di salvaguardare una persona da qualsiasi rischio.

I DPI servono quindi a preservare la salute e la sicurezza del singolo, che questo si trovi in ambito lavorativo, ricreativo, domestico o sportivo. Ne esistono di diverse tipologie, a seconda della loro specificità: alcuni proteggono in generale il corpo e la pelle, altri gli arti inferiori, altri ancora il capo. Ci sono poi quelli per gli occhi, per l’udito e quelli per gli arti superiori.

Ma i DPI più importanti e utilizzati restano senza dubbio quelli deputati a proteggere le vie respiratorie, detti anche APVR (Apparecchi di protezione delle vie respiratorie). Questi hanno il compito di salvaguardare l’individuo dall’inalazione di sostanze gassose potenzialmente nocive come gas, poveri e vapori. Devono permettere quindi una completa ossigenazione del cervello e dei tessuti, grazie ad un efficiente processo di respirazione. In base alle normative in vigore i DPI respiratori vengono raggruppati in respiratori isolanti, a filtro , a barriera d’aria con filtro.

Nel caso dei respiratori isolanti, si tratta di dispositivi che permettono di respirare indipendentemente dall’atmosfera circostante, fornendo aria da una sorgente autonoma. Lo sono ad esempio le molteplici tipologie di mascherine, di cui esistono varianti autonome e non autonome.

I respiratori a filtro sono invece dispositivi che permettono il passaggio dell’aria attraverso dei materiali particolari, che riescono così a trattenere gran parte degli agenti inquinanti: ne esistono per la polvere, per il gas e per altre sostanze aeriformi.

Per quanto riguarda i respiratori a barriera d’aria con filtro, sono quelli che permettono un “lavaggio” delle prime vie aeree, servendosi di una visiera ancorata sulla parte superiore della testa. Si viene così a creare una sorta di “camera protetta”, che non isola del tutto il viso ma permette un passaggio “diluito” di tutti gli agenti pericolosi.